Care concittadine e cari concittadini ottant’anni fa, il 2 giugno del 1946, l’Italia compiva la scelta più importante della sua storia moderna. Ottant’anni non sono solo un traguardo anagrafico per le nostre istituzioni, ma rappresentano un intero cammino di libertà, democrazia e diritti che abbiamo il dovere di celebrare, ma soprattutto di custodire e proteggere ogni giorno.
La nascita della Repubblica Italiana ha una portata storica immensa. Ha segnato lo spartiacque tra un passato di oppressione e un futuro di dignità. E se oggi possiamo essere qui, liberi di parlare, di pensare e di dissentire, lo dobbiamo a un momento di svolta epocale che ha ridefinito l'identità stessa del nostro popolo.
Non possiamo ricordare quel 2 giugno senza menzionare l'evento che, più di tutti, ha reso l'Italia una vera democrazia.Per la prima volta nella storia del nostro Paese, le donne hanno votato.
Le immagini di ottant’anni fa ci mostrano file interminabili di donne con la scheda elettorale in mano, gli occhi pieni di orgoglio e la consapevolezza di stare, finalmente, scrivendo la storia da protagoniste. Senza il voto alle donne, la nostra Repubblica sarebbe nata a metà. Quel giorno, invece, l'Italia ha riconosciuto che la sovranità appartiene a tutto il popolo, senza distinzioni di genere. Fu l’inizio di un cammino di emancipazione che non è ancora concluso, ma che ha trovato in quella giornata le sue fondamenta più profonde.
Dobbiamo essere chiari sulle origini della nostra libertà. La Repubblica non è nata per caso, né è stata un dono generoso. La Repubblica nasce direttamente dai sacrifici e dalla lotta partigiana contro l’orrore del nazifascismo.
Nasce dal coraggio di giovani donne e uomini che hanno scelto la montagna, la clandestinità e, in molti casi, il sacrificio della propria vita per liberare l’Italia dalla dittatura e dall'occupazione straniera. Le radici del nostro Stato democratico affondano in quella Resistenza, e dimenticarlo significherebbe tradire la memoria di chi ha pagato con il sangue il prezzo della nostra libertà.
Dalla cenere di quel conflitto e dall'esperienza della dittatura è nata la nostra straordinaria Carta Costituzionale. Il nostro faro. Nel rispetto profondo della Costituzione, la Repubblica Italiana ha sempre promosso la pace, il dialogo e la cooperazione tra i popoli. L'Articolo 11 ce lo ricorda con una chiarezza che non ammette ambiguità: ’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Oggi, guardando il mondo che ci circonda, non possiamo celebrare questa festa voltando le spalle alla realtà. Viviamo in un’epoca drammatica, ferita da troppi conflitti.
Pensiamo alla vicina Ucraina, che da anni subisce la devastazione di una guerra drammatica nel cuore dell'Europa.
E il nostro pensiero, oggi più che mai, va a Gaza. Non possiamo restare in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo: l'azione militare dell'esercito israeliano sta provocando il massacro di un'intera popolazione civile, un'immensa tragedia umana in cui a pagare il prezzo più alto, inaccettabile e straziante, sono bambini inermi.
Nessuna ragione geopolitica o militare può giustificare il massacro degli innocenti. Oggi più che mai, con la forza dei nostri valori repubblicani, alziamo la voce per chiedere il cessate il fuoco immediato, il rispetto dei diritti umani e il ritorno alla diplomazia. La pace non è un'utopia, è un dovere morale.
Cari concittadini, di fronte a un mondo così instabile, dobbiamo stringerci ancora di più attorno ai nostri simboli e ai nostri valori.
Dobbiamo essere orgogliosi della nostra Repubblica. Un'istituzione che, nonostante le sue fragilità e le sfide quotidiane, garantisce la salute, l'istruzione, l'uguaglianza e la libertà di tutti noi. Il valore della nostra Costituzione è immenso: essa non è solo un testo giuridico, ma un patto sociale vivo, un manifesto di speranza che ci protegge e ci guida.
Spetta a noi, oggi, fare in modo che quei principi non rimangano sulla carta, ma si traducano in azioni concrete di solidarietà, giustizia e accoglienza nelle nostre comunità.
Viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana!
La nascita della Repubblica Italiana ha una portata storica immensa. Ha segnato lo spartiacque tra un passato di oppressione e un futuro di dignità. E se oggi possiamo essere qui, liberi di parlare, di pensare e di dissentire, lo dobbiamo a un momento di svolta epocale che ha ridefinito l'identità stessa del nostro popolo.
Non possiamo ricordare quel 2 giugno senza menzionare l'evento che, più di tutti, ha reso l'Italia una vera democrazia.Per la prima volta nella storia del nostro Paese, le donne hanno votato.
Le immagini di ottant’anni fa ci mostrano file interminabili di donne con la scheda elettorale in mano, gli occhi pieni di orgoglio e la consapevolezza di stare, finalmente, scrivendo la storia da protagoniste. Senza il voto alle donne, la nostra Repubblica sarebbe nata a metà. Quel giorno, invece, l'Italia ha riconosciuto che la sovranità appartiene a tutto il popolo, senza distinzioni di genere. Fu l’inizio di un cammino di emancipazione che non è ancora concluso, ma che ha trovato in quella giornata le sue fondamenta più profonde.
Dobbiamo essere chiari sulle origini della nostra libertà. La Repubblica non è nata per caso, né è stata un dono generoso. La Repubblica nasce direttamente dai sacrifici e dalla lotta partigiana contro l’orrore del nazifascismo.
Nasce dal coraggio di giovani donne e uomini che hanno scelto la montagna, la clandestinità e, in molti casi, il sacrificio della propria vita per liberare l’Italia dalla dittatura e dall'occupazione straniera. Le radici del nostro Stato democratico affondano in quella Resistenza, e dimenticarlo significherebbe tradire la memoria di chi ha pagato con il sangue il prezzo della nostra libertà.
Dalla cenere di quel conflitto e dall'esperienza della dittatura è nata la nostra straordinaria Carta Costituzionale. Il nostro faro. Nel rispetto profondo della Costituzione, la Repubblica Italiana ha sempre promosso la pace, il dialogo e la cooperazione tra i popoli. L'Articolo 11 ce lo ricorda con una chiarezza che non ammette ambiguità: ’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Oggi, guardando il mondo che ci circonda, non possiamo celebrare questa festa voltando le spalle alla realtà. Viviamo in un’epoca drammatica, ferita da troppi conflitti.
Pensiamo alla vicina Ucraina, che da anni subisce la devastazione di una guerra drammatica nel cuore dell'Europa.
E il nostro pensiero, oggi più che mai, va a Gaza. Non possiamo restare in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo: l'azione militare dell'esercito israeliano sta provocando il massacro di un'intera popolazione civile, un'immensa tragedia umana in cui a pagare il prezzo più alto, inaccettabile e straziante, sono bambini inermi.
Nessuna ragione geopolitica o militare può giustificare il massacro degli innocenti. Oggi più che mai, con la forza dei nostri valori repubblicani, alziamo la voce per chiedere il cessate il fuoco immediato, il rispetto dei diritti umani e il ritorno alla diplomazia. La pace non è un'utopia, è un dovere morale.
Cari concittadini, di fronte a un mondo così instabile, dobbiamo stringerci ancora di più attorno ai nostri simboli e ai nostri valori.
Dobbiamo essere orgogliosi della nostra Repubblica. Un'istituzione che, nonostante le sue fragilità e le sfide quotidiane, garantisce la salute, l'istruzione, l'uguaglianza e la libertà di tutti noi. Il valore della nostra Costituzione è immenso: essa non è solo un testo giuridico, ma un patto sociale vivo, un manifesto di speranza che ci protegge e ci guida.
Spetta a noi, oggi, fare in modo che quei principi non rimangano sulla carta, ma si traducano in azioni concrete di solidarietà, giustizia e accoglienza nelle nostre comunità.
Viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana!

